domenica 1 marzo 2015

LA PRODIGIOSA CREATURA




                         *****************

Era ancora chiaro, ma il tramonto era prossimo quando il professore ed Hammad rientrarono da Il Cairo. Avvertito dell’incidente, Alessandro si recò subito dalla sorella.
“Come sta?” continuava a chiedere ad Alì che lo accompagnava.
“Adesso bene, ma c’è una sorpresa.”
“Come può star bene chi è stato morso da uno scorpione?”
“Per fortuna c’era Osor con noi.” replicò il ragazzo.
“Chi è costui?” domandò il professore
“Ehhh!... E’ questa la sorpresa... E che sorpresa!”
“Oh! – interloquì Hammad, che li seguiva di un passo – E’ molto misterioso, il mio ragazzo, oggi.”
“Mai quanto la sorpresa che vi attende… ehhh!”

Trovarono Isabella che stava riposando; nel sentirli arrivare la ragazza riaprì gli occhi.
“Ehi, piccola! Mi hai fatto prendere un bello spavento… Come stai?”
“Non potrei stare meglio, fratellone. Grazie a lui.”
Isabella indicò Osor in piedi in fondo al letto, gambe divaricate e braccia incrociate sul petto. Alessandro si girò verso di lui.
Sfingeo nella sua immobilità, straordinario nelle proporzioni del fisico, Osor  catturò immediatamente l’interesse del professore. Qualcosa, però, nella figura di Alessandro, dovette indurre nella creatura una qualche parvenza di emozione, poiché un barbaglio inquieto si levò dal suo sguardo d’aquila.
Alessandro tese in avanti la destra.
“La mano, Osor. Stringi la mano a mio fratello.” intervenne la ragazza.
Osor ubbidì e la mano del giovane parve stritolarsi nella morsa d’acciaio delle sue dita; il professore ebbe una smorfia di dolore.
“Ehi, ma chi è questo Titano?” esclamò tentando, invano di liberarsi della stretta.
“Lascialo. – intervenne ancora la ragazza che proseguì, rivolta ad Alì – Prova a dirgli tu chi è Osor e da dove viene.”
“Questi due nascondono qualcosa. – sorrise Hammad, facendosi avanti. Chi è questo aitante giovanotto?”
“Chi è? Ah.ah.ah… E’ Osor. E’ il Guardiano della tomba della principessa Nefer… Non lo avete riconosciuto? … Cosa sia in raltà… – aggiunse dopo una pausa assai eloquente – beh!… questo proprio non lo so.”
“E’ un altro dei vostri scherzi?” domandò ancora l’assistente del professore.
“Niente affatto! – spiegò il ragazzo – E’ proprio il Guardiano della tomba. Non lo riconosci?... Non riconosci la statua che stava nella cripta?”
“La statua misteriosamente scomparsa?” l’assistente del professore agrottò le ciglia.
“Proprio quella. Ha preso il volo, ma rieccola qui!”
“In effetti  - assentì l’altro con un sorriso ammiccante – la faccia e la corporatura di questo buontempone del vostro amico assomiglia davvero tanto a quella statua… Dove l’avete pescato?… E’ un vostro amico?”
“Basta con gli scherzi. – interloquì Alessandro – E tu, giovanotto… non dici nulla? Sei un nuovo operaio? Ti manda la Fondazione Ramses di Londra? Chi sei? Vuoi rispondere?”
“Io sono Osor, Guardiano della Soglia. –  cominciò a recitare la formidabile creatura, con quella sua voce profonda e gutturale che pareva risvegliare gli echi di quella cripta – Sono io che respingo i profanatori della dimora della mia Signora. Sono io che con il tocco della Morte Incognita di cui è dotata la mia mano, punisco gli empi.”
“Basta, ragazzi…”
“E’ la verità, professore. – disse Alì, diventato serio – Non comprendiamo cosa sia successo, ma lui è proprio quello che dice di essere. Toccagli il petto: non  c’è battito cardiaco e neppure il polso ha battito… Forza, toccalo… Toccatelo.”
Un attimo di titubanza, poi il professore tese la mano verso il largo petto della creatura; lo stesso fece Hammad.
Nulla. Non c’era nessuna delle attività che indicano la vita.
“E questi fori nella tunica? – incalzò Isabella – Gli hanno sparato a Medinet Habu. E’ stato un uomo della banda di Abdel il Rosso. Avreste trovato le nostre carcasse ad essiccare al sole se Osor non ci avesse fatto scudo con il suo corpo.”
“Che spettacolo! – incalzò Alì – Le pallottole lo hanno attraversato da parte a parte. Che spettacolo, ragazzi! E quei banditi?... se la sono squagliata a gambe levate…, ah.ah.ah…”
“Davvero non si tratta di uno scherzo? – Hammad tornò a tastare il petto della creatura – Per la potenza di Allah! Non è possibile! – ritirò la mano, con la sensazione di chi è ubriaco senza aver bevuto – Che cos’è, allora?”
Alì si strinse nelle spalle e Isabella scosse il capo; Alessandro tornò a fissare la creatura
“Il Guardiano della Soglia! Colui che colpisce i profanatori con il tocco della Morte Incognita..” recitò scettico, ma Hammad lo interruppe:
“Il Guardiano della Soglia – disse – Si chiamava così Bes, Signore del Sonno e del Riposo.”
“Bes? – Alì scambiò un’occhiata con la ragazza – Lui  ha parlato di Bes. Ha detto d’essere il sacerdote del Deforme Bes.”
“Il Deforme Bes! Ma certo! – disse Alessandro con una risata tirata e nervosa, per nascondere l’emozione, ma tornò serio – Lui potrebbe essere, per quanto inverosimile appaia, il testimone della potenza degli antichi sacerdoti egizi… per quanto paradossale…”
“Che vuol dire: testimone della potenza..” lo interruppe Isabel,  a sua volta interrotta da Hammad:
“…che questa creatura  potrebbe essere un prodotto del potere occulto degli antichi sacerdoti egizi, capaci di manipolare la materia.” spiegò.
“Sarebbe una cosa straordinaria davvero! Che cosa significa?… Forse che gli antichi sacerdoti egizi possedevano cognizioni che la moderna scienza non ha ancora scoperto?”
“Forse… In parte. – convenne Alessandro – Sapete cosa conteneva il sacchetto che quella statua… Santo Cielo… che Osor teneva in mano?... – Alessandro fece seguire una pausa carica di emozione – Materiale radioattivo. – spiegò – La Morte Incognita non è altro che un sacchetto di materiale radioattivo.”
“Cooosa? – fecero in coro i due ragazzi - Stupefacente!”

LA PRINCIPESSA NEFER




 .............................
Dopo aver incrociato quello di Alì, lo sguardo di Isabella vagò verso lo sfuggente orizzonte; navigò, in un addensarsi di fluttuanti vapori, oltre le spalle del ragazzo e naufragò in infinite distanze, prima di infrangersi contro la Cima, la montagna messa lì dagli Dei a vigilare il sonno dei Faraoni e delle loro  Spose.
Con la sensazione che lo spirito si muovesse all’interno di un incantesimo, Isabella attraversò la montagna e si spinse oltre il deserto, il fiume e la città e raggiunse la terrazza… la terrazza del Palazzo Reale di Tebe che, da quell’altezza dominava ogni cosa: i tetti delle case, le cime dei Templi, le sommità dei Piloni, le acque del Nilo.
“Nefer… Occhi Lucenti. Piccola signora, ecco che

ti ritrovo.”

Una voce la raggiunse alle spalle…  raggiunse alle spalle la principessa Nefer… Isabella-Nefer, la figlia minore del Faraone, costringendola a girare il capo; il gesto fece tintinnare gli orecchini di lapislazzulo, che sparsero sul suo bel volto una luce azzurrina.
Un turbinio di pensieri, di emozioni e sensazioni sconosciute scompigliavano il suo cervello: si sentiva come appena uscita da un sogno fantastico. Alzò la mano per toccare gli orecchini e lo sguardo cadde sui fianchi, su cui scendevano, morbide, le pieghe di una tunica di lino trattenuta in vita da una cintura dorata; un mantello con frange sulle spalle, calzari di papiro ai piedi, completavano il suo abbigliamento.
“Che strano sogno…che strane genti. – pensò, poi sorrise alla donna che l’aveva raggiunta, d’età matura, bassa e grassottella, che la fissava con occhi ossequiosi ed affettuosi – Guarda quei due ibis, Merende. Guarda il loro volteggiar sui tetti.” disse.
“La mia piccola sognatrice! Sempre ad inseguire il volo degli ibis, sempre persa dietro le fantasie.” sorrise la vecchia e le rassettò con gesto amorevole la veste di lino pregiato.
“Io volo lontano con gli ibis, nutrice. Lascio queste stanze e sogno luoghi meravigliosi e genti misteriose… Se tu potessi conoscere, nutrice, i mondi meravigliosi in cui mi portano i miei sogni!” sospirò e la donna sorrise.

La principessa Nefer detestava gli odori penetranti delle stanze del gineceo, quelli dell’incenso e degli unguenti. Lei amava il profumo della lavanda, dell’iris e del loto che rallegravano la terrazza. Detestava la penombra di stanze e corridoi ed amava la luce e il richiamo del mondo che proveniva da oltre le siepi della terrazza e correva lassù tutte le volte che le era consentito farlo.
Quel mattino, però, non restò a lungo da sola. Un allegro cicaleccio la investì alle spalle: le principesse Agar, Nefrure, Amksenammon, le sue sorellastre con le loro ancelle.
Avevano invaso quel posto trasformandolo in un allegro salotto, portando con loro vassoi stracolmi e strumenti musicali; Anksenammon aveva portato anche la scacchiera di senet, il  suo gioco preferito, da cui non si stacava mai. Era molto brava in quel gioco e nessuna di loro era riuscita mai a superala in abilità e velocità.
    
                                       



Sguardi, sorrisi e parole sfioravano speranzosi le strade sottostanti, i tetti dove le ancelle soleggiavano le lenzuola e le acque del Nilo in piena.
Due ancelle avevano portato rocche e fusi per filare; Nelle loro mani i fili di lino rilucevano ancora d’olio; l’olio era necessario per ottenere quella brillantezza per cui le tele di Tebe erano famose.
Nefer prese subito un fuso ed un rocchetto di lino; la grossezza, però, indicava che non era al lavoro che stava dedicando la sua attenzione. Da qualche tempo, la principessa  Nefer era sempre distratta, trasognata e attratta da mondi lontani.
“Arrivano. – una voce la strappò alle sue riflessioni – Ecco le navi di Ugarit.”
“Gli ambasciatori di Ugarit viaggiano su quelle navi per chiedere al Faraone una figlia in sposa per il loro Sovrano.” disse Agar che, in punta di piedi, aggrappata alla ringhiera per vedere meglio, scrutava le acque del Nilo, rigogliose in quella stagione.
Agar era molto bella; il fisico era agile e snello e la pelle era  luminosa, come attraversata dal sole. Era, tra le sorelle, la preferita di Nefer perché ribelle e contestatrice quanto lei e perché come lei, anche Agar aveva un unico desiderio: volare via da quel nido dorato. Presto anche lei sarebbe salita su una nave come quella: da Ur erano venuti per lei ambasciatori a chiedere la sua mano per un principe babilonese.
Gruppi di operai, di sotto, spingevano su grosse sfere un obelisco assicurato ad un lastrone di legno. Nefer seguiva con aria assente i loro movimenti.
“Presto arriveranno ambasciatori anche dalla Colchide” disse ancora Agar.
Agar era sempre informata su tutto, era sempre al corrente di ogni cosa e Nefer non aveva motivo di dubitare della sua affermazione: Agar sentiva  e  vedeva le cose prima ancora che accadessero e apparissero.
“Colchide? E dove si trova?” domandò sporgendosi anche lei oltre la balaustra; i lunghi capelli neri e setosi, agitati dal vento di primavera, sembravano ali di ibis spiegate nel cielo; la pioggia era caduta ininterrotta per molti giorni e l’aria s’era fatta tersa.
“Molto lontano. E’ una città posta sotto la protezione di un Ariete Sacro dal Vello d’Oro.”
Nefer fece l’atto di riprendere la parola, ma una voce gioiosa alle spalle glielo impedì, costringendola a voltarsi.

“Thutmosis…” esclamò. 

(continua)  brano tratto da.  "OSORKON - Il Guardiano della Soglia"

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La regina ANKSENAMMON - La vedova di Thut-ank-Ammon





Era la terzogenita delle sei figlie di Nefertiti e del faraone Amenopeth IV, meglio conosciuto come Akhenaton , IL Faraone Eretico
Alla morte di questi, avvenuta in circostanze più che sospette, la principessa fu fatta sposare all’unico erede, figlio di una Sposa Secondaria. (forse la regina Telika di origini mitanni)
Il suo nome era Thut e diventerà poi Thut-ank-Ammon.
Aveva dieci anni e la sposina ne aveva cinque o sei in più.
Il loro regno durò otto anni, attraversato da fermenti religiosi, sociali e politici, ma la coppia era solida e in perfetta armonia. Lo dimostrano le tante raffigurazioni dei due regali sposi in atteggiamenti affettuosi e confidenziali.

                         


Di questa Regina, bella e intelligente si parla più che altro per essere stata la sposa di Thut-ank-Ammon. In realtà, nonostante la giovane età, Ank-sen-Ammon fu una donna di carattere, coraggio e intraprendenza  come  testimoniano i fatti davvero straordinari, citati nelle tavolette di BOGAZ-KOY, (provenienti dal regno degli Ittiti, nemici storici degli Egizi).
Si trattava di una lettera con cui la Regina faceva una’azzardata quanto inusuale richiesta al Re degli Ittiti.
Ma vediamo che cosa c’era scritto.
Innanzi tutto bisogna fare una precisazione. Il diritto di successione al trono, in Egitto,  avveniva per via femminile: chi sposava la Regina o la Principessa-ereditaria, diventava Faraone.
Chiunque fosse, in teoria!
Alla morte del faraone Thut, all’età di soli diciotto anni e in circostanze sospette, proprio come suo padre Akhenaton, il trono rimase vacante e con all’orizzonte la minaccia di una guerra dinastica. Minaccia abbastanza reale.
Il Gran visir Eye, padre naturale della regina Nefertiti, non aveva mai nascosto le sue mire sul trono d’Egitto; in questo progetto lo appoggiava  il generale Haremahb, spinto dalla stessa aspirazione.
Eye, il  katy ossia Gran Visir, che pure non aveva alcuna goccia di sangue reale, costrinse la giovanissima vedova a sposarlo.
Mentre aspettava quelle nozze che tanto aborriva, la Regina oppose estrema resistenza; nel frattempo, si preparava la tomba del Faraone, Thut-ank-Ammon, morto da poco e  per questa ragione, non ancora pronta.
Amksenammon amava l’Egitto e il suo benessere e non voleva per il Paese un sovrano vecchio e malandato… per giunta, anche suo nonno, essendo il padre naturale della regina Nefertiti, sua madre.
Per evitarlo, fece la mossa politica più azzardata e coraggiosa, ma anche assai astuta: inviò al Re degli Ittiti, con cui l’esercito egiziano era in guerra, il seguente messaggio:
“Mio marito, il Faraone d’Egitto Thut-ank-Ammon mi ha lasciata vedova e senza figli. Mi si dice che avete diversi figli maschi adulti. Mandatemene uno ed io ne farò il Faraone d’Egitto.”
Il Re ittita, che temeva un tranello, ma che da buon diplomatico sperava in una risoluzione pacifica dei contrasti con l’Egitto, prese tempo e la sua risposta arrivò un mese dopo: era cortese e assai diplomatica, ma non decisiva.
Disperata poiché le nozze con Eye si facevano sempre più vicine e non erano state ancora celebrate solo perché la tomba di Thut non era ancora pronta, la Regina inviò una seconda lettera. Questa volta il Re ittita comprese la grande opportunità che quell’intrepida, piccola donna gli stava offrendo ed accettò.
Ma era troppo tardi.
Il messaggero ittita fu intercettato dalle spie di Eye e arrestato; la Regina fu segregata nei suoi appartamenti in attesa delle nozze, che avvennero senza neppure aspettare che la tomba del defunto Faraone,  Thut-ank-Ammon, fosse completata, proprio per evitare nuovi imprevisti o colpi di scena.Testimonianze di quelle nozze sono un paio di Cartigli Reali in cui è celebrato l’evento ed in cui  compare la coppia.
Eye morì meno di un anno dopo e puntualmente il generale Haremhab si fece avanti, scavalcando eventuali (se ce ne fossero stati) pretendenti appartenenti alla famiglia reale.
La regina Anksenammon rifiutò sdegnosamente: aveva già mal sopportato l’atto di usurpazione da parte del Gran Visir, ma non tollerava l’ascesa al trono di un uomo dagli oscuri natali.

Di lei, purtroppo, sparì ogni traccia fino a quando, più di tremila anni dopo, il suo sarcofago non fu rinvenuto in una tomba comune assieme ad altri membri di sangue reale.
Il generale dal canto suo divenne lo stesso Faraone. Lo divenne  sposando (consenziente oppure no) la principessa Baketammon, sorella di Anksenammon e primogenita di Nefertiti e Akhenaton.
Questo Faraone  può considerarsi a ben ragione l’anello di congiunzione fra la XVIII, estinta con il giovanissimo Thut-ank-Ammon  e la XIX Dinastia  dei Ramessidi, a tutti gli effetti considerati degli usurpatori.

La regina ANKSENAMMON - La vedova di Thut-ank-Ammon





Era la terzogenita delle sei figlie di Nefertiti e del faraone Amenopeth IV, meglio conosciuto come Akhenaton , IL Faraone Eretico
Alla morte di questi, avvenuta in circostanze più che sospette, la principessa fu fatta sposare all’unico erede, figlio di una Sposa Secondaria. (forse la regina Telika di origini mitanni)
Il suo nome era Thut e diventerà poi Thut-ank-Ammon.
Aveva dieci anni e la sposina ne aveva cinque o sei in più.
Il loro regno durò otto anni, attraversato da fermenti religiosi, sociali e politici, ma la coppia era solida e in perfetta armonia. Lo dimostrano le tante raffigurazioni dei due regali sposi in atteggiamenti affettuosi e confidenziali.

                         


Di questa Regina, bella e intelligente si parla più che altro per essere stata la sposa di Thut-ank-Ammon. In realtà, nonostante la giovane età, Ank-sen-Ammon fu una donna di carattere, coraggio e intraprendenza  come  testimoniano i fatti davvero straordinari, citati nelle tavolette di BOGAZ-KOY, (provenienti dal regno degli Ittiti, nemici storici degli Egizi).
Si trattava di una lettera con cui la Regina faceva una’azzardata quanto inusuale richiesta al Re degli Ittiti.
Ma vediamo che cosa c’era scritto.
Innanzi tutto bisogna fare una precisazione. Il diritto di successione al trono, in Egitto,  avveniva per via femminile: chi sposava la Regina o la Principessa-ereditaria, diventava Faraone.
Chiunque fosse, in teoria!
Alla morte del faraone Thut, all’età di soli diciotto anni e in circostanze sospette, proprio come suo padre Akhenaton, il trono rimase vacante e con all’orizzonte la minaccia di una guerra dinastica. Minaccia abbastanza reale.
Il Gran visir Eye, padre naturale della regina Nefertiti, non aveva mai nascosto le sue mire sul trono d’Egitto; in questo progetto lo appoggiava  il generale Haremahb, spinto dalla stessa aspirazione.
Eye, il  katy ossia Gran Visir, che pure non aveva alcuna goccia di sangue reale, costrinse la giovanissima vedova a sposarlo.
Mentre aspettava quelle nozze che tanto aborriva, la Regina oppose estrema resistenza; nel frattempo, si preparava la tomba del Faraone, Thut-ank-Ammon, morto da poco e  per questa ragione, non ancora pronta.
Amksenammon amava l’Egitto e il suo benessere e non voleva per il Paese un sovrano vecchio e malandato… per giunta, anche suo nonno, essendo il padre naturale della regina Nefertiti, sua madre.
Per evitarlo, fece la mossa politica più azzardata e coraggiosa, ma anche assai astuta: inviò al Re degli Ittiti, con cui l’esercito egiziano era in guerra, il seguente messaggio:
“Mio marito, il Faraone d’Egitto Thut-ank-Ammon mi ha lasciata vedova e senza figli. Mi si dice che avete diversi figli maschi adulti. Mandatemene uno ed io ne farò il Faraone d’Egitto.”
Il Re ittita, che temeva un tranello, ma che da buon diplomatico sperava in una risoluzione pacifica dei contrasti con l’Egitto, prese tempo e la sua risposta arrivò un mese dopo: era cortese e assai diplomatica, ma non decisiva.
Disperata poiché le nozze con Eye si facevano sempre più vicine e non erano state ancora celebrate solo perché la tomba di Thut non era ancora pronta, la Regina inviò una seconda lettera. Questa volta il Re ittita comprese la grande opportunità che quell’intrepida, piccola donna gli stava offrendo ed accettò.
Ma era troppo tardi.
Il messaggero ittita fu intercettato dalle spie di Eye e arrestato; la Regina fu segregata nei suoi appartamenti in attesa delle nozze, che avvennero senza neppure aspettare che la tomba del defunto Faraone,  Thut-ank-Ammon, fosse completata, proprio per evitare nuovi imprevisti o colpi di scena.Testimonianze di quelle nozze sono un paio di Cartigli Reali in cui è celebrato l’evento ed in cui  compare la coppia.
Eye morì meno di un anno dopo e puntualmente il generale Haremhab si fece avanti, scavalcando eventuali (se ce ne fossero stati) pretendenti appartenenti alla famiglia reale.
La regina Anksenammon rifiutò sdegnosamente: aveva già mal sopportato l’atto di usurpazione da parte del Gran Visir, ma non tollerava l’ascesa al trono di un uomo dagli oscuri natali.

Di lei, purtroppo, sparì ogni traccia fino a quando, più di tremila anni dopo, il suo sarcofago non fu rinvenuto in una tomba comune assieme ad altri membri di sangue reale.
Il generale dal canto suo divenne lo stesso Faraone. Lo divenne  sposando (consenziente oppure no) la principessa Baketammon, sorella di Anksenammon e primogenita di Nefertiti e Akhenaton.
Questo Faraone  può considerarsi a ben ragione l’anello di congiunzione fra la XVIII, estinta con il giovanissimo Thut-ank-Ammon  e la XIX Dinastia  dei Ramessidi, a tutti gli effetti considerati degli usurpatori.

sabato 28 febbraio 2015

LA Tomba Violata





..................
Le operazioni ripresero.
La porta, nella quale venne praticata un’apertura, dava accesso ad una cappella scavata nella roccia.
Un soffio d’aria torrida ed umida, irrespirabile, investì Alessandro, il primo uomo a mettere piede in un luogo dove, per una breve eternità, avevano regnato silenzio e immobilità. Gli altri lo seguirono, facendo attenzione a non inciampare nelle pietre sporgenti dal pavimento terroso.



La luce delle torce elettriche attraversò le tenebre millenarie ed illuminò un piccolo ambiente quadrangolare con soffitto a volta e pavimento in pendio; due colonne, in fondo alla stanza, reggevano una seconda porta dai sigilli rotti e sparsi per terra. Appoggiata ad una parete videro una stele in arenaria raffigurante Sobek, il Coccodrillo Sacro. Il registro inferiore recava la seguente scritta:
              “Che il coccodrillo nell’acqua
               e la serpe in terra
               siano contro colui
               che farà oltraggio alla mia dimora
               perché io, Nefer,
               non ho fatto nulla contro di lui.”
Omar, il fotografo, cominciò a scattare fotografie, ma Hammad non seppe trattenere un’esclamazione di disappunto:
“Per la Collera di Allah! – esclamò - I sigilli sono spezzati. Questa tomba è stata violata.”
“Per la Miseria… qualcuno è arrivato prima di noi.” anche Alessandro imprecò.
“Significa che possono aver portato via il tesoro chiuso in questo sepolcro?” chiese Isabella aggrottando la fronte.
“Questi sono frammenti di sigilli reali – spiegò Hammad - e testimoniano la presenza di una ricca tomba, ma… sarebbe una fortuna, che questa tomba non fosse già stata visitata dai saccheggiatori.”
“Già! – convenne il professore – Trabocchetti e formule magiche non hanno tenuto lontano i profanatori nemmeno in epoca più antica.”
“Troveremo qualche sorpresa dietro quella porta? – domandò Isabella, poi – Uffa, che caldo! Si soffoca, qui dentro.”

L’aria era davvero soffocante là sotto. La sabbia e la polvere cadute dal soffitto ed accumulate sul pavimento si sollevavano al passaggio e un odore venefico penetrava nelle narici.
Spinsero la porta e si trovarono in cima ad una scala che sprofondava nella montagna. Lungo i gradini, quattordici ne contò Alì, ebbero una macabra sorpresa: uno scheletro ed un moschetto.
“Ecco chi ci ha preceduto… ”
Alessandro sollevò la torcia ed illuminò i pietosi resti: l’uomo aveva il collo spezzato.
“Devono averlo colpito con tale violenza da impedirgli ogni reazione.” osservò Hammad.
I gradini portavano ad una terza porta; anche questa con sigilli spezzati.
L’aprirono ed entrarono in un vasto ambiente. Sparse per terra, c’erano ghirlande di fiori e foglie: loto, papiro, sedano e sicomoro.
Un attimo di stupito, emozionato silenzio, poi Isabella si chinò a raccoglierne una ed un inspiegabile turbamento la colse d’improvviso.  Quasi non sentì l’esclamazione di stupore di Hammad:
“Allah di Misericordia!”
Contro la parete di fondo, alla destra di una quarta porta chiusa e sigillata, cosa che faceva ben sperare, l’uomo aveva visto una statua di legno e vi aveva accostato la torcia.
Ombre nelle ombre, gli altri lo raggiunsero immediatamente, tendendo in avanti le loro torce; le luci strapparono inquietanti bagliori agli occhi di opaco quarzo grigio del simulacro.
“Santo Cielo! – anche Alessandro era assai impressionato – Sembra vivo.”
Altre esclamazioni di profondo stupore commentarono quell’incontro. Erano tutti come storditi; immobili di fronte a quella statua che pareva fissarli silenziosa, ma minacciosa.


...............
..L’aspetto selvaggio, la folta capigliatura trattenuta da un cordino legato sulla nuca, le straordinarie proporzioni fisiche, portavano alla mente immagini di antichi guerrieri.
“Straordinario!” continuavano a ripetere al cospetto di tanta perfezione tecnica e piacevolezza rappresentativa.
“E’ la tomba di un principe?” anche Isabella s’era avvicinata.
“Non penso. – rispose il fratello – Sul sigillo c’era un nome di donna. Se dietro questa porta c’è un sarcofago, sono certo che accoglierà le spoglie di una principessa.”
“Ma questa… questa non è una statua funeraria.” insistette Isabella.
“E’ vero! – assentì Alessandro – Il braccio proteso in avanti, l’atteggiamento… Sembra sul punto di lanciarsi in avanti verso qualcosa…”
“… o qualcuno.” gli fece eco Alì.
“Verso un intruso. – interloquì Hammad – Verso il profanatore di questa  tomba. Il braccio teso è pronto a sbarrare il passo oltre quella porta… a protezione di quella porta.”
“Guardate la sua mano… stringe qualcosa.” fece osservare Isabella.
Guardarono.
In una mano la statua misteriosa stringeva un sacchetto di lino, nell’altra reggeva un coccio di terracotta recante alcune incisioni sulla superficie; una scritta che il professore andò decifrando:
      “Io, Osor, Guardiano della Soglia,
       respingo col tocco della Morte Incognita
       della mia mano,
       chiunque profani questa dimora.
       Sono io, Osor.”
“Che cosa ci sarà in quel sacchetto?” domandò Isabella tendendo una mano.
Il gesto fece fluttuare l’aria intorno alla statua; la ragazza ammutolì e ritrasse il braccio. Il suo sguardo, però, andò intorno errante ed esitante e finì per perdersi in quello misterioso e vitreo del simulacro.
Il sangue retrocesse e un profondo pallore le si stemperò sul bel volto.
“”Co… cosa ci sarà qui dentro?” balbettò meccanicamente; quasi un’eco dei pensieri smarriti.
“Lo scopriremo presto. – rispose Alessandro – Analizzeremo il contenuto di questo sacchetto e lo catalogheremo come ogni altro oggetto.”

 (continua)

brano tratto da   OSORKON - Il Guardiano della Soglia

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mariapace2010@gmail.com

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