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sabato 28 febbraio 2015

IL GUARDIANO




CAPITOLO    III  -  Il Guardiano 




 L’alba trovò Isabella immersa nel leggero dormiveglia che segue una notte insonne. La luce del mattino, entrando dalla fessura della porta accostata, investì la sua figura rannicchiata nel letto ed ancora un po’ infreddolita: nel deserto si avvicendano due mondi,  quello assolato del giorno e l’altro gelido della notte.
Isabella aprì gli occhi; stele e papiri dipinti davano vita e storia alle pareti e al soffitto della camera-sepolcro che divideva col fratello, una tendina ammorbidiva le linee della finestrella.
Ritta ai piedi del letto, investita dallo stesso fascio di luce, Isabella vide una figura, una  straordinaria, stupefacente figura: quella del Guardiano della tomba della principessa Nefer.
La ragazza balzò a sedere, mentre il sangue retrocedeva lentamente sul bel volto stupefatto per far posto ad un profondo pallore; le arterie pulsavano velocemente e i muscoli erano rigidi come legno.
“Sto… sto ancora sognando…” balbettò.
“Nefer, piccola Signora del cielo… - una voce straordinariamente dolce parve accarezzarla, ma lontana, cavernosa, gutturale, nonostante che alcune consonanti fossero accompagnate da un sibilo acuto – Osor è qui!”
La  creatura fece un passo avanti; Isabella la fissava inquieta e irrigidita dalla sorpresa,
“Chi… chi sei?” domandò, ma neppure il suono della propria voce riuscì a  stemperare minimamente il terrore prodotto da quell’inquietante presenza.
“Sono Osor il Guardiano, mia dolce Signora. - rispose quello – Sono giunto al tuo richiamo, per liberare il tuo cammino dalle insidie…”
La figura possente, i muscoli guizzanti sotto la pelle bruna, le spalle atletiche sotto lo shebiu, il collare di cuoio colorato, i fianchi coperti da un corto gonnellino erano il trionfo dell’enigma e del mistero.
Isabella lo fissava muta e affascinata, ma anche spaventata.
I capelli erano ricci ed un po’ arruffati e gli sporgevano da sotto la fascia di cuoio legata intorno alla fronte… No! Quello non era affatto una statua… o quello che era parso nella tomba la sera precedente … Ed era ben vivo.

“Osor ti seguirà fedele come l’ombra. – riudì la sua voce. Era antica, ma calda e profonda, accompagnata da uno sguardo dolce e mansueto – Osor libererà il tuo cammino da ogni insidia. Così è, da quando il Messaggero è venuto a porsi davanti a te, dolce Signora.”
“Non è possibile! Sto sognando...” continuava a ripetere la ragazza,  poi, di colpo, sembrò afferrare la situazione, per quanto fantastica e paradossale apparisse: quella che le stava davanti era una persona o qualcosa di simile. Ed era ben viva. Non era una statua…. Ma no! Non era possibile. Stava sognando. Quello era un sogno e presto si sarebbe svegliata e la visione sarebbe svanita come la nebbia di primo mattino… Ma che diamine! Come aveva potuto credere… ah.ah.ah… come aveva potuto credere… anche per un solo istante… come aveva potuto credere ad una cosa tanto assurda… Una statua che si anima… ah.ah.ah…
“Lo spavento, ieri sera… Lo spavento ha procurato alla mia povera mente questo strano scherzo… Le parole di Alì… la maledizione dei faraoni… ah.ah.ah… – continuò sottovoce il suo pensiero. L’eco della sua stessa voce era quasi irriconoscibile alle orecchie, ma riuscì a tranquillizzarla – Non mi faccio prendere la mano dalla fantasia, io… La statua che prende vita, Ah.ah.ah! Che sciocchezza!… Accidenti!.... Ma perché continuo a sognare?… Perché non mi sveglio?… Un momento… se metto i piedi a terra, …forse…  il pavimento freddo mi sveglierà e questo qui se ne andrà. Ecco… adesso mi alzo…”
Mise i piedi fuori del letto.
Era certa che il contatto con il pavimento freddo terroso della cripta l’avrebbe svegliata e avrebbe fatto svanire quella presenza. In piedi.  Fece un passo in avanti, poi  un secondo, un terzo e un altro ancora.

Quello era sempre lì. Sempre sorridente. Il suo sguardo era sempre dolce e mansueto. Da vitello da latte, si sorprese a pensare con un ironico sorriso. Mosse ancora un passo: quello era sempre lì, ad un passo da lei, bello di una bellezza selvaggia.
Sollevò una mano, timidamente la tese in avanti per toccargli un braccio.
Era forte, potente, vibrante… vivo!
Isabella deglutì a fatica e ritirò immediatamente la mano; il respiro divenne veloce e così il battito del cuore.  Ebbe una vertigine e il terreno le mancò sotto i piedi e lui allungò un braccio verso di lei
La sorresse. L’accolse fra le braccia… Il contatto con la pelle di lui… calda e viva…
“Santo Cielo! – seguì un attimo di confuso e sbalordito silenzio, poi  - Ma… ma chi sei?... Che cosa sei?”
“Sono Osor, mia Signora. Sono la tua ombra e ti libererò…”
“… il cammino dalle insidie. Ho capito! – lo interruppe la ragazza sciogliendosi dall’abbraccio – Per la miseria! E’ proprio vero! Non sto sognando. Come è possibile?... Eppure sta accadendo. Sei qui. Davanti a me… E adesso che cosa devo fare? Bisogna che ne parli a qualcuno… Ma che posso dire? Penseranno che sia diventata pazza e… nella migliore delle ipotesi, penseranno ad uno scherzo. Che pasticcio!... Alì! Devo parlare con Alì.”
Passi in avvicinamento.

Isabella fece cenno alla creatura di nascondersi dietro una tenda; l’altro ubbidì immediatamente. Docile.
(continua)

brano tratto dal libro  "OSORKON - Il Guardiano della Soglia"

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